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La messa alla prova di un minore con ADHD: breve racconto di un’esperienza positiva

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Articolo scritto dall’Avv. Antonella Boschi

Nel sistema della giustizia minorile italiana la messa alla prova è uno degli strumenti più significativi per coniugare responsabilità e rieducazione.

La messa alla prova è un istituto che sospende il processo penale per un certo periodo di tempo per dare possibilità al minore di affrontare un percorso strutturato che lo porterà, se effettuato positivamente, ad una presa di coscienza della sua azione ed a una piena maturazione di nuove competenze sociali e personali.

Recentemente mi è capitato di seguire un caso che riteniamo importante segnalare per la positività con cui il ragazzo pur con ADHD ha trasformato la messa alla prova in un’esperienza di vita che ha cambiato il suo modo di pensare e di agire.

 

Storia di Riccardo:

 Riccardo è un ragazzo di 17 anni che frequenta la scuola di operatore elettrico, ha una certificazione di ADHD riconosciutagli fin da piccolo. E’ un ragazzo alquanto impulsivo, e si lascia trascinare da compagnie sbagliate, tratti abbastanza caratteristici della sua neurodivergenza, che lui fa fatica ad accettare.

Durante un’uscita con un suo amico, già con precedenti penali, si fermano ad un giardinetto ad ascoltare delle registrazioni su facebook facendo il “verso” a quello che stanno ascoltando. Nel frattempo altri ragazzi che sono anche loro al giardinetto notano la presenza di Riccardo e il suo amico e li prendono in giro apostrofandoli con parole scurrili, repentinamente inizia un botta e risposta che porta Riccardo e il suo amico ad avvicinarsi agli altri ragazzi e a tirargli dei pugni.

Naturalmente viene presentata una denuncia, Riccardo e il suo amico vengono inviati a processo e Riccardo ottiene la sospensione dello stesso per accoglimento della messa alla prova richiesta dall’imputato e dal Pubblico ministero per la durata di sei mesi.

 

La Messa alla prova:

All’inizio per Riccardo è stata dura, perché oltre alla lunghezza del periodo di messa alla prova il percorso formulato è complesso e prevede: la prosecuzione del percorso scolastico, l’intervento educativo individualizzato, percorso educativo sia individuale che di gruppo sul ripensamento della propria condotta deviante, un’attività socialmente utile, ed incontri di monitoraggio psico-sociale con i servizi sociali.

Riccardo comunque accetta di essere seguito dai servizi sociali instaurando una relazione positiva con l’educatrice di riferimento, aprendosi e parlando apertamente delle difficoltà che incontra nella vita di tutti i giorni nel rapporto con i suoi pari e con adulti. Inizia soprattutto a riconoscere che spesso stringe amicizia e frequenta soggetti devianti che lo portano a commettere illeciti penali.

Per quanto riguarda l’attività socialmente utile non si sottrae alle nuove esperienze come seguire ragazzi più piccoli di lui nello sport allenandoli ad una disciplina a cui è molto legato: il pugilato.

Tutto questo poco alla volta lo porta a cambiare tanto che anche gli operatori del servizio sociale se ne rendono conto tant’è che redigono la relazione finale sostenendo che il percorso di MAP era da considerarsi chiuso positivamente, e il giudice emette sentenza di estinzione del reato.

 

Riflessioni di Riccardo:

Ma ciò che ha veramente stupito sono le riflessioni che Riccardo ha voluto scrivere e leggere al Tribunale su che cosa gli è servita la MAP:

Che cosa mi è servito questo percorso MAP?

Rispetto al reato commesso– a riflettere sui miei sbagli e sulle azioni che ho compiuto, mi ha dato tempo per capire le conseguenze delle mie azioni. A pensare prima di agire, prendermi del tempo per riflettere senza essere impulsivo.

Durante il percorso di MAP- ho svolto attività di gruppo e non solo, anche individuali, con lo scopo di essere di aiuto per gli altri, riparando ai danni causati da me, poi anche per me stesso, perché queste esperienze mi hanno aiutato a riflettere sul come relazionarmi in modi differenti con diverse persone.

Rispetto alle relazioni nel mio percorso – ho imparato a parlare con le persone prendendomi del tempo per pensare a cosa dire, imparando a confrontarmi, cambiando il modo di vedere le cose, perché prima di questo percorso, se qualcuno mi criticava per come avevo svolto l’attività, rispondevo con impulsività difendendomi come se fossi attaccato o giudicato, successivamente ho capito che le critiche, vanno intanto prima ascoltate e ci può essere un dialogo senza giudizio e servono per migliorarsi e imparare da chi ha più esperienza di me.

Con questa esperienza la cosa su cui ho riflettuto di più – è stata la mia rabbia repressa, che ho imparato a contenere e non scaricare sugli altri e anche su di me. Ho imparato che l’uso della forza non risolve nulla e crea solo problemi, le parole hanno un peso e il dialogo può aiutare a mediare con le persone, quindi, ho imparato a trovare un confronto e non uno scontro con gli altri.

In un momento difficile- ho appreso che non solo e che invece di agire di impulso posso chiedere aiuto a chi potrebbe ascoltarmi e supportarmi nel risolvere i problemi, ad esempio in questo percorso: la mia famiglia, i servizi, la mia educatrice e la tutor e i prof a scuola.

 

Questa MAP ha permesso a Riccardo di accettare, condividere, e superare i suoi problemi legati anche alla sua neurodivergenza, dimostrando che se seguiti adeguatamente i ragazzi con ADHD riescono a tirare fuori delle grandi risorse, che gli permettono crescita interiore ma soprattutto una seconda possibilità.