
Articolo scritto dall’Avv. Antonella Boschi.
Ho seguito per una famiglia che si è rivolta al mio studio una problematica che si è creata per la partecipazione di un bambino, frequentante la scuola primaria, ad una gita scolastica.
Nei rapporti con la scuola sono nate non poche problematiche e dubbi che sintetizzo in questo articolo
Bambini con ADHD e BES in gita scolastica: è giusto imporre la presenza notturna di un adulto in camera?
La problematica scaturisce dal fatto che il bambino ha comportamenti impulsivi come tutti gli ADHD e a volte ha atteggiamenti di rabbia seguiti da agiti violenti come spinte, sberle nei confronti dei suoi compagni. Tutto ciò provoca allarme negli insegnanti e nel preside della scuola il quale è fortemente preoccupato per l’incolumità degli altri alunni.
Fioccano note e continui richiami con mail quotidiani ai genitori, finchè arrivati a fine anno si pone il problema della gita scolastica. La scuola ha un’autonomia nell’organizzazione della gita scolastica che deve avere comunque come fini degli obiettivi culturali ed educativi.
E’ chiaro che le gite scolastiche sono un momento speciale per ogni bambino: un’occasione di crescita, autonomia e socializzazione. Ma la scuola davanti ad un bambino con ADHD ha grosse perplessità e paure ed impone delle accortezze che non sempre sono in sintonia con la legge sull’inclusione e sulla non discriminazioni dei portatori di disabilità.
Infatti nel caso in questione la scuola chiede ai genitori di accettare la presenza di un educatore che dovrà seguire il bambino per tutta la gita sia nelle ore diurne che notturne. La famiglia rilascia il consenso affinché l’educatore possa seguirlo nelle ore diurne ma non quelle notturne, giustificando la scelta con la violazione della intimità del bambino, e la discriminazione rispetto agli altri compagni che invece dormono in camera da soli permettendo in questo modo una migliore socializzazione tra pari.
Una questione delicata: sicurezza o invasione della privacy?
Ora : ogni bambino ha diritto di partecipare alle gite scolastiche, anche se presenta difficoltà legate all’attenzione, all’autoregolazione o ad altri aspetti del comportamento. Ma, dovendo garantire anche la sua sicurezza e quella degli altri compagni bisogna trovare una soluzione su misura, che rispetti i bisogni di ciascuno.
La presenza notturna di un adulto in camera: serve effettivamente alla sua sicurezza e a quella dei compagni o diventa uno strumento eccessivo, discriminatorio e limitante?
Serve un’analisi della situazione individuale del bambino.
Bisogna valutare le caratteristiche del bambino, il suo profilo, le sue attitudini e abitudini, in quale contesto è più problematico.
Ad esempio nel caso che mi è stato prospettato il bambino non aveva dato problemi nelle precedenti gite scolastiche, era autonomo nella gestione di sé e non aveva problemi legati al sonno o alla permanenza in stanza con un suo coetaneo. Eppure la scuola gli ha imposto lo stesso l’educatore di notte in stanza con lui e un suo compagno.
Appare evidente come questa soluzione sia stata eccessiva, bastava ad esempio che l’educatore dormisse in una camera vicina e fosse facilmente raggiungibile e accessibile.
E’ importante ad esempio concordare e condividere questa scelta con la famiglia, e non imporre. La famiglia invece – sempre nel caso di specie- aveva dato parere negativo, soprattutto anche perché nel PEI (piano educativo individuale), gli specialisti non avevano riscontrato problematiche del bambino durante l’orario notturno.
Il ruolo dei documenti scolastici: PEI e PDP
Ogni bambino con ADHD o BES ha un Piano Educativo Individualizzato (PEI) o un Piano Didattico Personalizzato (PDP). È lì che si indicano le strategie da adottare anche per le uscite didattiche. Quindi, la presenza notturna di un adulto dovrebbe essere prevista e motivata in questi documenti, non decisa all’ultimo momento per “precauzione”.
Imporre la presenza di un adulto senza un motivo chiaro, e in contrasto con quanto scelto dalla famiglia, può far sentire il bambino etichettato, controllato, o escluso dal gruppo. E rischia di minare proprio quell’autonomia che si cerca di sviluppare con la gita, oltre ad essere discriminatoria nei suoi confronti.
Che cosa fare in questi casi?
Nel caso di disaccordo tra famiglia e scuola occorre rivolgersi alla direzione regionale scolastica inviando una mail con la spiegazione del caso concreto. Il tempo della risposta è di minimo un mese, per cui occorre inviarla per tempo.
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