Home Avv. Antonella Boschi Replica all’articolo pubblicato su AVVENIRE del 12/08/22 di Enrico Negrotti

Replica all’articolo pubblicato su AVVENIRE del 12/08/22 di Enrico Negrotti

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replica articolo avvenire boschi

E’ coraggioso per un quotidiano come Avvenire pubblicare un’inchiesta sul disagio
psichiatrico in pieno periodo estivo, a fronte anche della nota vicenda di Civitanova
Marche. Quello che però spiace è notare come gli addetti del settore, soprattutto medici
psichiatrici, responsabili delle unità di psichiatria sul territorio, sono più propensi a
rilasciare interviste che riportino solo il loro punto di vista, e facciano invece fatica a
confrontarsi con le associazioni di famigliari che da anni chiedono di essere ascoltate su
un problema che li coinvolge 365 giorni all’anno. Soprattutto le associazioni di
famigliari che non sono in linea con quello che è il pensiero dominante della psichiatria
“moderna” di stampo basagliano.

Qui il link all’articolo: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quei-figli-speciali-e-le-loro-famiglie-ecco-cosa-vuole-dire-non-esistere.

Sono un avvocato, consulente e collaboratrice di AIFA (Associazione italiana famiglie
ADHD) Regione Lombardia APS, e mi occupo di problemi legali di famiglie che hanno
un proprio congiunto con disturbi mentali in particolare l’ADHD. Disturbo purtroppo
che presenta delle associazioni importanti con altri tipi di malattia mentale, quali il
disturbo anti-sociale, quello oppositivo provocatorio o border-line, che crea parecchi
problemi nella vita relazionale e sociale delle persone che ne sono affette.

Ma il problema più rilevante, che accomuna questo tipo di disturbo con altri disturbi
mentali, è la mancanza, in alcuni casi, di adesione alle cure di questi pazienti, ossia la
totale assenza di consenso ai trattamenti farmacologici e terapeutici. Questo crea dei
grossissimi problemi non solo con le leggi attuali ma anche con la dottrina psichiatrica
perché se un paziente non presta il consenso alle cure, non può essere seguito in quanto
è vietato costringere qualcuno a curarsi. Peccato che è assolutamente sottovalutato il
fatto che l’opposizione alle cure e una sostanziale negazione del proprio disagio in
alcuni pazienti psichiatrici, sono proprio il sintomo della loro patologia; per cui ci
troviamo di fronte alla circolarità viziosa del problema.

E’ da anni che si discute della carenza di organico nei servizi sanitari pubblici, e che i
centri di salute mentale regionali sparsi sul territorio sono carenti di personale e risorse
finanziarie e non riescono a seguire tutti i pazienti bisognosi di cure, ma siamo sicuri
che questo sia veramente il nocciolo del problema? Sono quasi 50 anni che è stata
promulgata la legge Basaglia, che ha così profondamente inciso non solo sulla dottrina
medico-psichiatrica, ma anche sulla nostra vita sociale, ma perché non si riesce a
parlarne facendo veramente il punto della situazione? Perché si prende in
considerazioni, da una parte del mondo medico psichiatrico, solo l’ipotesi della
mancata piena attuazione della legge stessa e non si vuole invece prendere in
considerazione il fatto che qualcosa non ha funzionato realmente, e che i risultati sono
per certi aspetti negativi ed hanno addirittura travalicato il pensiero basagliano?
Centinaia sono le famiglie che cercano di denunciare la loro situazione e chiedono aiuto
ai servizi territoriali, ma che si sentono rispondere che i loro cari devono presentarsi da
soli presso i medici-psichiatri, cosa che non avviene quasi mai, lasciando di fatto il
paziente abbandonato a sé stesso o sulle spalle delle famiglie che non hanno alcuna
competenza per risolvere il problema. Pazienti che abbandonati a sé stessi, sono molto
spesso pericolosi socialmente e che si macchiano di delitti violenti.

Eppure quando mi è capitato di contattare medici psichiatri che lavorano nei centri di
salute mentale o nei servizi per le dipendenze, molto spesso lamentano l’impossibilità
d’intervenire nei casi più gravi perché non c’è nessuna possibilità di trattenere pazienti
non consenzienti; perché questa situazione non viene denunciata? Perché medici e
infermieri nelle REMS o nei pronto soccorso psichiatrici o nelle comunità continuano a prendere le botte da persone totalmente incapaci di gestire i propri agiti e stanno zitte.
Ma soprattutto perché dobbiamo sempre leggere sui giornali interviste a medici
specialisti che ci raccontano che la sanità pubblica psichiatrica funziona e che i casi
trattati dalla cronaca sono episodici e marginali, quando ormai la situazione è endemica
ed è sfuggita a qualsiasi controllo, ribaltando ancora una volta e senza alcune rispetto
su famiglie che sono distrutte, un problema che dovrebbe essere gestito dallo Stato?
Mi auguro che possa esserci un effettivo confronto tra tutti gli operatori del settore,
senza che l’impostazione ideologica possa ancora una volta sbarrare la strada al
dialogo.
Avv. Antonella Boschi

 

Avv. Antonella Boschi
L'Avv. Antonella Boschi ha venti anni di esperienza acquisita nella consulenza e assistenza giudiziale e stragiudiziale nella redazione di pareri e atti in ambito civile. E' collaboratrice di AIFA Lombardia e di AIFA Onlus nazionale. (www.aifalombardia.org) (www.aifaonlus.it) e si occupa di problematiche sia civile che penali per comportamenti di adulti e minori con disturbo di ADHD e comorbidità associate