
Esperienza con aifa
Collaborando con aifa (associazione italiana famiglie adhd) ho riscontrato parecchi problemi di natura legislativa, giudiziaria e sociale per la tutela delle persone affette da questo tipo disturbo e per le loro famiglie.
In primo luogo, la scarsa conoscenza del disturbo stesso porta a fraintendimenti sui comportamenti tenuti da tali soggetti, che spesso e volentieri vengono “etichettati” come svogliati, fannulloni, aggressivi, disturbatori. Molto spesso ci si trova ad avere a che fare con persone che non sanno che cosa sia il disturbo e come gestirlo, come ci si trova anche a dover constatare che mancano le strutture adeguate.
Problemi a scuola
Esempi pratici vengono dal mondo scolastico, non tutti i professori, presidi, e dipendenti scolastici sono a conoscenza del problema, per cui abbiamo ragazzi che per il loro atteggiamento poco sociale (soprattutto nell’attenzione alle regole: puntualità, rispetto delle norme scolastiche, difficoltà di socializzazione con i compagni) vengono trattati male e con sufficienza da tutti. Provocando nei minori e nelle famiglie, una grandissima difficoltà nel percorso scolastico, con alti casi di abbandono della scuola in età ancora minorile.
Problemi in adolescenza
Tutto ciò poi si riversa nel passaggio alla fase adulta, in quanto la mancanza di studi adeguati, non permettono una collocazione lavorativa adeguata. Pertanto, si rischia che queste persone per riempire il tempo si arrangiano con lavoretti instabili e sono sempre sul limite della legalità. Ad aggravare la situazione poi vi è l’uso di sostanze tossiche che impattano in modo violento con la già difficoltosa gestione dei loro comportamenti. Si assiste purtroppo a casi di minorenni che iniziano a fumare cannabis in giovane età sia come rituale di appartenenza al gruppo di coetanei sia per stabilizzare l’ansia o l’irrequietezza insita nel loro disturbo sia magari nell’affrontare le ore scolastiche o le interrogazioni. Nello stesso tempo, inoltre, alcuni di loro spacciano (soprattutto per guadagnare soldi utili all’acquisto del fumo che loro consumano) senza rendersi conto che offrire o vendere la “cannabis” ad altri compagni non è un gesto di amicizia ma un reato. Complicano pertanto ulteriormente la loro vita, in quanto continuano ad ricevere dei giudizi su di loro stessi estremamente sfavorevoli con conseguenze negative sulla loro già bassa autostima. A questo circolo vizioso, pertanto, si aggiungono conseguenze emotive che possono sfociare nell’aggressività, nell’ansia patologica, nella depressione ed altri disturbi psichiatrici che hanno un esordio proprio nell’età adolescenziale. Precisando che vi possono essere differenze tra maschi e femmine: le prime reagiscono più frequentemente con comportamenti autolesionisti (tagliarsi, tentare il suicidio) mentre i maschi reagiscono con l’antisocialità (danneggiamenti di vario genere)
Da ribelli a delinquenti
Nella tarda adolescenza (o età dei giovani adulti), spesso le persone con adhd vanno incontro a vari livelli di disadattamento. E’ molto frequente, per questi giovani che si sviluppino comportamenti delinquenziali o che la disregolazione dovuta all’adhd si esprima in famiglia con forte aggressività, minacce e violenze verso i genitori. Genitori che non vengono adeguatamente supportati, dalle autorità e dalle strutture sanitarie, nell’aiuto e nella gestione dei loro figli, e che si trovano a dovere affrontare casi di intimidazione dei figli nei loro confronti fino ad essere costretti a denunciarli alle autorità pubbliche per far tutelare la propria incolumità. Ragazzi che non si rendono conto di perpetrare reati di estorsione, minacce, lesioni verso i loro famigliari o resistenza e minaccia a pubblico ufficiale se intervengono le forze dell’ordine.
Tutto questo aggravato da serie lacune di “comunicazione” tra strutture sanitarie per l’infanzia e strutture per l’adulto. Se anche un ragazzo viene “preso in carico” dall’ uonpia (unità operativa neuropsichiatria infanzia adolescenza) e poi non viene correttamente gestito il suo passaggio da questa al cps (centro psico sociale – psichiatria adulti), non viene garantita una “continuità terapeutica” e il ragazzo con adhd viene lasciato a sé stesso. Spesso, nelle gravi problematiche finora descritte, è coinvolto anche il serd (servizi per le dipendenze) e la situazione si complica ulteriormente.
Scarsa considerazione della pericolosita’ sociale
Vi è poi un’aggravante: quando un ragazzo diventa adulto (a 18 anni) viene applicata tutta la normativa sulla loro piena capacità d’intendere e volere, estromettendo la famiglia da ogni tipo di rapporto, pertanto solo i ragazzi che “collaborano” con i reparti psichiatrici (cps) vengono “curati”, chi non lo fa non viene seguito, lasciando il problema totalmente sulla famiglia, sulla scuola, sul lavoro, sulla società. Molto spesso questi giovani adulti, con un quoziente intellettivo nella norma, rifiutano la diagnosi di adhd e non ammettono di avere difficoltà legate alla sfera psichica e compensano il loro disagio come possono ( gioco, sostanze, alcol).
In tutto questo va sottolineato che le strutture sociali mancano in maniera grave di risorse finanziarie e di personale oltre alla (imbarazzante!) Scarsa o nulla conoscenza del problema adhd. In quest’assenza di adeguato supporto delle strutture pubbliche si creano circoli viziosi che possono portare la persona con adhd ad avere gravi problemi con la giustizia. Ad esempio, gli assistenti sociali intervengono in caso di minori ma non possono proseguire l’intervento fino all’ età adulta per cui passano la competenza al cps che si trovano magari adulti con problemi di dipendenza e che passano al serd. Ancora una volta, i giovani adulti, lasciati a sé stessi e seguiti solo farmacologicamente dalla psichiatria degli adulti, finiscono per sottrarsi alle terapie e spesso ripiegano su comportamenti delinquenziali fino a quando non vengono commessi reati e allora se ne deve occupare la psichiatria giudiziaria. Ogni ente ha il suo “pezzo” di competenza che non tiene conto della persona nella sua totalità. Così si assiste ad un intervento dello stato solo quando vengono commessi reati e il soggetto diventa socialmente pericoloso: allora in questo caso intervengono forze dell’ordine e magistratura.
Da anni l’associazione aifa sta svolgendo un importante ruolo di formazione per la conoscenza del disturbo tra le famiglie e nelle scuole, ma sta diventando oltremodo difficile divulgare la conoscenza dell’adhd dell’adulto in quanto sarebbe necessario coinvolgere non solo medici, avvocati, magistrati, forze dell’ordine, ma anche il ministero della sanità ed il legislatore per renderli sensibili ad un disturbo ancora così poco conosciuto in italia anche se così disastroso se non adeguatamente curato.
Intervista in diretta web del Sole 24 Ore – ADHD nell’adulto: come identificarlo e gestirlo).
Consigli Utili, APS e AIFA
Chiunque ha bisogno di consigli, aiuto, pareri può rivolgersi ai referenti AIFA Lombardia APS e AIFA onlus agli indirizzi mail e telefonici riportati sui siti dell’associazione stessa.





